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mercoledì 13 aprile 2011

LA VIA DI ILDEGARDA - A CURA DI FRANCESCA SERRA


Ildegarda nasce nel 1098 a Bermersheim, è la decima ed ultima figlia del nobile Ildelberto di Bermersheim e di sua moglie Matilda.
Fin da bambina si rivela una creatura sensibile e di salute cagionevole. E come ricorderà nella sua opera Scivias, fin da piccola sperimenterà nel suo intimo, la forza e il mistero di “occulte e misteriose facoltà visive”.
Ha solo otto anni, quando viene condotta dai genitori nel monastero benedettino di Disibodenberg. Allora, era consuetudine destinare le figlie in sovraccarico presso qualche ordine monastico.
Per circa venti anni vive sotto la protezione della badessa Giuditta di Sponheim, alla cui morte sarà sostituita da Ildegarda stessa, che verrà eletta nel 1136 badessa di Disibodenberg.
Negli anni successivi Ildgarda, dopo il trasferimento della comunità presso il monastero di Bingen, si dedicherà esclusivamente a riordinare l’imponente massa eterogenea delle informazioni e delle visioni da lei accolte come un dono, dovuto alla volontà divina.
E propria tale volontà le permetterà di comunicare e di non tacere, disobbedendo all’ordine paolino che imponeva alle donne di non occuparsi dei problemi relativi alla teologia.
La visioni dunque, che l’accompagnarono dall’età di cinque anni, presero in seguito una vera e propria forma teologica, nei suoi testi d’ispirazione divina.
Tutti i simboli cosmologici disegnati da Ildegarda stessa, ci rimandano ai mandala orientali. E ad una fusione degli elementi della natura corrispondenti al fuoco, all’aria, all’acqua e alla terra. Questi, si collegano poi ai quattro temperamenti, già presenti nella medicina ippocratica: collerico, sanguigno, flemmatico e melanconico e ancora alle quattro qualità: secco, caldo, umido e freddo, con le corrispondenti stagioni (primavera, estate, autunno e inverno) che s’incontrano simbolicamente nella croce.
“La Terra è consolidata da rocce e alberi. Noi uomini siamo creati allo stesso modo, perché la nostra carne è come la Terra; le nostre ossa…   come rocce …  e alberi”
Quali sono le cause di una malattia? 
Ognuno conosce le risposte, guardando nel fondo della propria anima. Ognuno dunque è unicamente medico di se stesso, in questo senso.
La visione olistica della medicina orientale considera il corpo come un continuum con la terra che lo nutre e lo sostiene. Piante, animali, minerali e esseri umani sono tutti in rapporto tra loro. Non sono le singole cellule ad ammalarsi, ma la totalità di un sistema.
Questo sistema per Ildegarda è retto dalla viriditas, la matrice energetica che tutto genera e a cui tutto corrisponde, il cosmo, la natura, con il regno vegetale, animale e minerale, e infine l’essere umano stesso.
Dunque ogni pianta, roccia, minerale avrà la sua potenza terapeutica in quanto piena del vigore divino, e in quanto corrispondente allo stesso vigore con cui nasce ogni singolo essere.

“La Parola di Dio regola i movimenti del Sole, della Luna e delle stelle. La parola di Dio dà la luce che risplende dai corpi celesti. Fa soffiare il vento, scorrere i fiumi e cadere la pioggia. Rende gli alberi traboccanti di fiori e così le piante producono il raccolto”.

“La sfera in mezzo al cerchio… rappresenta la Terra… tale sfera, circolare e rotante su se stessa, assomiglia molto all’immagine del mondo in tutti i suoi dettagli. Essa è sorretta da ogni lato da questi cerchi, è legata ad essi, e riceve costantemente da loro la verdeggiante freschezza della vita e la fertilità necessaria per sostenere la Terra”.

Ildegarda conosce la medicina galenica e ippocratica, ma non dobbiamo pensare a lei come ad una mistica distaccata dal mondo. La sua maniera di trattare il corpo, soprattutto quello femminile, ha creato non poco imbarazzo all’interno degli ambienti ecclesiastici. Tant’è che le è stata rifiutata, da parte della chiesa, la santità voluta fortemente dal popolo. E’ il popolo, dentro il quale la badessa è scesa predicando e curando, che continuerà ad elencarne miracoli e prodigi, anche dopo la sua morte.
Ildegarda ha precorso la visione psicosomatica della malattia e della guarigione.
La salute è una giornaliera conquista. Specchio di armonia e di equilibrio tra l’essere umano e il creatore.
Coloro che hanno fede in Dio, onoreranno anche la stabilità del mondo: le orbite del Sole e della Luna, i venti e l’aria, la terra e l’acqua…  Non abbiamo un altro punto d’appoggio che ci sostenga. Se rinunciamo a questo mondo, saremo distrutti dai demoni e privati della protezione degli angeli...Queste medicine sono indicate da Dio e permettono all’uomo o di guarire oppure di morire; forse Dio non vuole che l’uomo guarisca” (Causa et Curae)”.
Cause e sintomi hanno lo stesso significato, ma la vera guarigione avviene su livelli differenti, grazie all’energia divina e alle forze curative presenti nella natura.
“Nell’intera creazione, negli alberi, nelle erbe, nelle piante, negli animali, negli uccelli e anche nelle pietre nobili, vi sono forze terapeutiche nascoste, che non si possono conoscere senza la rivelazione di Dio!”
Nel suo testo Causae et Curae vengono trattate cinquanta malattie e le relative cure.
Physica contiene oltre duemila rimedi terapeutici a base di principi naturali estratti dagli alberi, animali, piante, pietre preziose, uccelli e pesci.
L’estrazione dei rimedi, dai diversi regni della natura, precorre i tempi anche nei principi e nei fondamenti dell’omeopatia stessa.
Lo scioglimento delle sostanze e l’utilizzo medicamentoso delle piante vedremo che sarà nei secoli successivi principale atto di accusa nei processi dell’inquisizione. Se immaginiamo che Ildegarda abbia appreso le sue conoscenze dalla medicina popolare e dalla medicina araba - come si suppone - vediamo che la sua sapienza ritorna al popolo, in una circolazione di informazioni la cui libertà è sempre pericolosa per coloro che detengono il potere.
L’insegnamento di Ildegarda è volto alla ricerca delle cause che provocano l’insorgere della malattia intesa come squilibrio, alla cura che deve essere di volta in volta assegnata, in base al carattere e alla costituzione della persona inferma.
Oggi giorno i medici credono che la salute sia un affare loro, per diritto naturale. “La medicina ufficiale è così lontana dal concepire o immaginare ogni tipo di autogestione della salute, che non arriva neppure a riconoscere le possibilità che i non medici, in quanto tecnici gerarchicamente inferiori, abbiano il diritto di appropriarsi di una parte dei mezzi di controllo”[1]
“Quello che il corpo richiede, l’anima compie, e dunque l’anima agisce e il corpo desidera. E l’anima è più potente del corpo, perché ne realizza il desiderio, ma non avrebbe capacità senza il corpo dell’uomo, che è creatura di Dio e che lei attraversa e muove”
Possiamo notare, in questa affermazione di Ildegarda, non solo una matrice teologica della sua concezione olistica della guarigione e della malattia, ma un fondamento ontologico universale che è proprio di tutti i saperi terapeutici tradizionali.
Nella tradizione sciamanica, sia dell’est europeo che nei nativi d’America, la malattia è sempre legata ad una perdita dell’anima, ad una rottura energetica. Lo sciamano altaico cavalca sulle ali del tamburo per recuperare in sogno l’anima in fuga dal morente e dal malato.
Così come tutti i lavori dello psichiatra italo americano Richard F. Mollica, esperto nei trattamenti di sindromi post traumatici da stress, quali catastrofi naturali o vittime di guerra, documentano guarigioni avvenute attraverso la valorizzazione delle forze di autoguarigione.
“Prima della medicina moderna l’autoguarigione era la più importante forza terapeutica per curare la malattia. I medici dell’antichità erano consapevoli del potere curativo della natura (in latino vis medicatrix naturae). Sapevano che il loro ruolo non era solo quello di somministrare farmaci al paziente o di prescrivere una terapia, ma di allearsi alle forze curative naturali che si mobilitavano in seguito a una  malattia, a una ferita, e avevano trovato dei metodi per favorirle e rinforzarle al fine di curare  il disagio fisico ed emotivo o almeno alleviarne gli effetti debilitanti e ritardarne la morte. Conoscendo le manifestazioni delle malattie, erano in grado di trovare rimedi adatti e di consigliare diete e cambiamenti nello stile di vita che permettevano di guarire o attenuare i sintomi”[2]
La distanza che ci separa da Ildegarda è nulla, rispetto alle distanze siderali che ci separano dalla nostra vera natura.
Il monachesimo di Ildegarda non la isola dal resto del mondo.
Attraverso la Parola Ispirata, le è possibile accedere al sacro, penetrare nella natura delle cose e attraversare il tempo, con la sola forza della visione. Una visione che ci sappia guidare nei sentieri oscuri e solitari delle nostre sofferenze ed imprevedibili eventi.
Per trovare in fondo, la pace fatta di gioia.
La salute completa dove c’ è l’estasi.





[1]           Giorgio Bert, nell’introduzione del testo Il medico di se stesso di Naboru Muramoto, Giangiacomo Feltrinelli editore, Milano 1975
[2]           Richard F. Mollica, Le ferite invisbili, storie di speranza e guarigione in un mondo violento, Il Saggiatore Milano 2007

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