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lunedì 10 dicembre 2012

yoga e insonnia...



Di Elisa Cappelli

Non si dorme perché ci abbiamo dato dentro tutto il giorno. E staccare sembra impossibile. Non si dorme perché la sera il piatto è troppo pieno. Non si dorme per i pensieri, che si affastellano. Non si dorme perché il giorno dopo sarà uguale al precedente.
Non esiste "darci dentro". Non esiste "staccare". Non esiste mangiare senza ascoltare le pareti dello stomaco. Non esiste che i pensieri affollino oltremodo. Non esiste che un giorno sia uguale al precedente.
E non lo dico io. Ce lo dice la natura. Il corso naturale delle cose. Lo yoga - unione - è naturale, in quanto tale. E può aiutare, in certi casi di insonnia, a ritrovare i ritmi o riscoprirne di nuovi, aderenti a ciò che ci abita.
 Imparare dalla pratica
Savasana (la posizione del morto o del cadavere) può essere propedeutica per il sonno. Il praticante che si è ascoltato durante la lezione porta a casa questa significativa fortuna: essersi dimenticato del tempo e delle parole per un tempo che altrimenti, forse, lo avrebbe tenuto vigile e sull'attenti, anche ingiustificatamente.
Mettendo le mani sull'addome, godendone il sollevamento nell'inspirazione e il lento abbassarsi nell'espirazione, si entra a contatto con una parte profonda e si realizza qualcosa di diverso dal banale e a volte inutile forzarsi a dormire a tutti i costi, continuando a litigare con la stanchezza.
In alcuni casi di insonnia, può essere utile andarsene in Uttanasana, tuffarsi, lasciando la nuca libera, le guance pesanti, mettendo la testa al di sotto del cuore, stimolando un po' i barocettori che hanno un grande effetto calmante. I muscoli ne traggono grande beneficio, la mente si distende.
Dormire è dimenticarci di noi stessi, è un regalo che ci facciamo, che abbiamo il miracolo di farci ogni notte. E questo dimenticare si trasforma in profondo ricordo e reale vita, perché nella fase R.E.M. uniamo in modo creativo ricordi anche molto lontani tra loro.
La vita della mente di notte. La vita del corpo di notte.
Mi è sempre piaciuta la definizione dell'insonnia data da Marguerite Yourcenar: "La maniaca ostinazione della nostra mente a fabbricare pensieri, ragionamenti, sillogismi e definizioni tutte sue".



Il sonno nel profondo

Mi ha colpito moltissimo un'informazione che ho appreso da un recente articolo dello Yoga Journal dedicato a Roger Cole, insegnante Iyengar da tempo impegnato in ricerche e sperimentazioni circa il legame tra sonno e yoga. In questa intervista, Cole spiega che "durante la fase profonda avviene una vera e propria paralisi. Se si riuscisse a fare stretching da addormentati, si riuscirebbe ad allungarsi totalmente, perché durante alcune fasi del sonno i muscoli non hanno tono."
Non è splendido?
Il sonno ci serve. Nel sonno ci liberiamo di tutte le informazioni che non spenderemmo comunque. Cole stesso definisce il sonno una "perdita temporanea reversibile di coscienza". Oltretutto, il sonno è una cura di bellezza, la prima real ecura di bellezza.
Quanto dormire? Ognuno ha il suo tempo, che corrisponde a un preciso equilibrio. Si chiama ritmo circadiano ed è l'orologio interno del corpo. Inizate a farvelo amico; mangiate secondo pasti regolari, muovete il corpo, passate tempo con chi vi fa ridere, leggete ciò di cui la vostra mente ha fame, camminate.
E fate in modo che la zona del riposo resti sacra, intatta, con la luce giusta, l'isolamento plausibile dai rumori esterni. Create condizioni per cui la voglia di stare con voi o con la persona che amate diventi naturale, intensa e rilassata insieme.

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